
Il 3 ottobre 2025 l’Italia riconosce l’obesità come malattia. E’ il primo paese al mondo a farlo attraverso una legge, la n° 149, nota anche come Legge Pella, nome del promotore, relatore e primo firmatario della proposta di legge.
L’obesità non è, quindi, la conseguenza di uno stile di vita errato o di mancanza di forza di volontà, ma una patologia che interessa il tessuto adiposo. Una “metainfiammazione” di origine genetica, metabolica e ormonale, che si ripercuote, a cascata, su tutti i sistemi fisiologici.
Nei mesi di luglio e agosto 2026 sono stata ricoverata presso il Centro Auxologico di Piancavallo (VB). Con una diagnosi di Obesità di III grado e altre patologie, il 1° luglio ho fatto accesso in questa struttura d’eccellenza per lo studio e la cura dell’obesità. Se fino a qualche mese prima del ricovero il sentimento maggiore era quello di rassegnazione, pensando che ormai il mio fisico era così e non avrei potuto far nulla per cambiare il mio futuro, visto che in passato avevo già fatto mille diete e perso decine di kg, ripresi poi con gli interessi, dopo la visita endocrinologica effettuata nel mese di aprile a Villa Caramora a Intra (VB) mi si è riaccesa la speranza. Perchè è proprio qui che si annida il destino degli obesi: convincersi che sia tutta colpa nostra e lasciarsi andare ad un declino inesorabile, oppure sapere che da soli non ce la si può fare, perchè l’obesità è una malattia cronica e come tale deve essere affrontata.
L’approccio terapeutico del centro di Piancavallo coinvolge diverse figure specialistiche: endocrinologi, cardiologi, pneumologi, diabetologi, psicologi, neurologi, fisioterapisti, dietisti. Dopo la prima settimana trascorsa nel reparto di Medicina Generale, durante la quale sono stata sottoposta a diverse visite mediche ed indagini diagnostiche per arrivare ad un quadro generale e completo della mia situazione, sono poi stata trasferita nel reparto di Pneumologia con la diagnosi di OSAS grave, insufficienza respiratoria notturna, ipertensione, insulino-resistenza, anemia e ,ovviamente, obesità grave.
Le settimane a seguire sono state caratterizzate da impegni che hanno richiesto costanza, sforzo, dieta, amore, dolore, fatica, perdono…tutte le parole contenute nell’opera presente all’ingresso dell’ospedale e che raffigura l’obesità. Durante la mattina, ero impegnata con l’attività motoria di gruppo a corpo libero o con gli attrezzi, seguita poi dalla camminata all’esterno della durata di 45 minuti, per finire con la cyclette nella palestra degli ergometri. Pranzo alle 12:10. Nel pomeriggio partecipavo ai gruppi psico-educativi, a quelli teorici tenuti dai dietisti, dai fisioterapisti e dal pneumologo. Cena alle 18:10 e poi serata libera.
Il percorso non è stato semplice. Ci si deve mettere in gioco per dimostrare di meritare di essere lì. Perchè il ricovero a Piancavallo è un privilegio che deve servire per gettare le basi al viaggio verso la guarigione o, quanto meno, verso una condizione accettabile.
Una delle immagini che mi rimarranno più impresse è quella vista durante la sosta in una sala d’attesa di fisioterapia. C’erano molte altre persone con me, tutte obese, la maggior parte con altre patologie evidenti, come le gambe diabetiche. Mi sono spaventata! Ricordo di aver raccontato di quest’episodio durante l’attività di gruppo con la psicologa. Cercavo le parole più delicate per dirlo, per non offendere nessuno dei presenti. In quel preciso momento ho capito di essere ancora in tempo e di essere in dovere di ritrovare la vera me, quella sepolta da strati di tessuto adiposo come quelli che si vedono nell’immagine dell’ingresso di Piancavallo. La vera me è quella parte nera, avvolta dagli strati più sbiaditi fatti di dolore, fatica, impegno, dieta, amore, vita, perdono, sforzo. Perchè dimagrire non è solo una questione di forza di volontà!
OSAS grave: apnee notturne. Ne avevo 1 al minuto, 62 all’ora. La più lunga registrata durante la polisonnografia è durata 36 secondi. La saturometria quella notte è scesa fino al 62%. Non me ne ero mai accorta. Soffro di apnee notturne da chissà quanto tempo e non ne conoscevo la gravità. Negli ultimi anni mi sentivo una persona diversa. Dopo il lavoro e lo studio, mi sdraiavo a letto e non vedevo l’ora che arrivasse il momento di dormire. Già al risveglio al mattino sentivo la stanchezza e spesso pensavo: non vedo l’ora di rimettermi il pigiama questa sera. Pensavo fosse pigrizia, stress accumulato negli anni, umore depresso. Dopo il COVID mi era passata la voglia di fare qualsiasi cosa. Dedicarmi al lavoro, allo studio e alla famiglia era già un impegno enorme: non c’era spazio per altro.
A Piancavallo ho iniziato a dormire con la CPAP, una macchina che tiene aperte le vie respiratorie, immettendo un flusso d’aria attraverso una mascherina. Oltre a questo, mi è stato prescritto anche l’ossigeno, per contrastare l’insufficienza respiratoria notturna. La combinazione di questi due presidi, oltre alla dieta e al movimento, ha riattivato il mio metabolismo. Perchè il metabolismo è un processo fisiologico e come tale, per funzionare, ha bisogno di carburante, ossia di ossigeno. Ecco perchè le mille diete fatte in passato non hanno funzionato. Il sistema non era completo, mancava un componente fondamentale: l’ossigeno! Ora mi sento meglio, un’altra persona rispetto a qualche settimana fa. Ho recuperato le forze, al mattino mi sveglio riposata.
Dormire con la CPAP e una bombola d’ossigeno di fianco al letto, però, non è piacevole. La diagnosi di OSAS grave non l’ho ancora digerita. Sento, tuttavia, che tutto questo mi fa stare meglio e affronto le giornate con una carica diversa. Ora l’impegno più grande è proseguire con le direttive che mi hanno dato a Piancavallo, arrivare ai controlli periodici con fiducia e pensare che tutta l’equipe di Piancavallo mi aspetta per il prossimo ricovero di consolidamento, forse già il prossimo anno!